A differenza delle normali gare di tiro alla fune, che si svolgono tra due squadre poste una di fronte all’altra, quella del Palio della Caveja è unica nel suo genere in Italia, perché viene disputata da quattro squadre contemporaneamente, che difendono i colori dei quattro Rioni della Città e sono composte ognuna da sei tiratori. Al centro del campo di gara viene posto un tavolo quadrato, di due metri per lato, sul quale è posta una robusta ruota in legno e ferro da carro agricolo, nel cui mozzo è infilata una “CAVEJA”. Dalla ruota, posta al centro del tavolo, partono quattro robuste corde disposte a croce e perpendicolarmente ai lati del tavolo. Le quattro squadre, rappresentanti i quattro Rioni Lughesi, afferrano la corde ed al “via” dato da un colpo di pistola, producono il loro sforzo, cercando di far cadere la ruota con la Caveja dal proprio lato. La gara si disputa in sei tornate, durante le quali ogni Rione fronteggia direttamente per due volte gli altri tre Rioni: al vincitore di ogni tirata vengono attribuiti tre punti, a quello che gli sta di fronte e che ha ceduto zero punti ed infine due punti agli altri due. Se durante le sei tirate nessuna squadra riesce a prevalere, vengono effettuati spareggi fra i Rioni in parità, sino a determinare il vincitore. La competizione si svolge nel cuore della Città, “il Pavaglione” (la prima loggia fu costruita nel 1585 dagli Estensi ad uso di mercato del baco da seta e della Fiera, poi completato come oggi si vede nel 1783) che è un grande quadriportico, costruito su un’area di circa un ettaro. Per ognuna delle disfide viene assegnato un “Palio”, mentre il Rione che ottiene il miglior piazzamento in tutte le gare della Contesa viene premiato, appunto, con il “Palio della Contesa Estense”. |
LA CAVEJAConsiderata ai giorni nostri un po’ il simbolo della Romagna folcloristica, la “Caveja” è un grosso perno di ferro battuto, che in passato veniva infilato verticalmente nel timone dei carri agricoli per trattenere il giogo posato sul collo dei buoi; nella sua parte superiore, nella quale spesso gli artigiani rappresentavano gli emblemi del casato di proprietari terrieri o stemmi di città romagnole, la “Caveja” aveva due o quattro e talvolta sei anelli, i quali, battendo nell‘asta centrale per effetto dell’incedere degli animali, producevano un suggestivo e caratteristico scampanio, che aiutava anche il conducente a rimanere sveglio durante il viaggio, spesso lungo e disagevole.
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