Inquadramento storico generale
Alla prima ricostruzione moderna del Palio di Lugo, avviata dalla Pro Loco nel 1968, gli ideatori non avevano dato una precisa collocazione storica e temporale, limitandosi a cercare di ricreare "qualcosa di medioevale".
Eseguendo accurate ricerche sui numerosi volumi di storia lughese, l’Associazione Contesa Estense Città di Lugo, ha trovato molti riferimenti a gare, feste, giochi, fiere che si svolgevano a Lugo nei secoli passati.
Si era però deciso di concentrare le ricerche sul periodo della dominazione estense (1437-1598), essendo stato uno dei momenti di maggior splendore della Città, caratterizzato da pace duratura e da relativo benessere.
Dopo anni bui causati dai continui cambiamenti di proprietario e dalle contese tra i Conti di Cunio, l'Arcivescovo di Ravenna, il Comune di Bologna ed il Vescovo di Imola, accompagnate da guerre, saccheggi e carestie, il Papa, proprietario di queste terre dal 756, vendette la città ai Signori d'Este. Essi, dopo averla avuta in affitto fra il 1370 e il 1390, riuscirono infatti a comprare Lugo, assieme a tutta la provincia Romagnola, pagandola profumatamente, nel 1437. Vi tennero il proprio dominio fino al 1598, quando la Città passò nuovamente alla Chiesa. Gli Estensi fecero di Lugo il Capoluogo della provincia della "Romagnola" ferrarese, vi insediarono il proprio governo guidato da un Commissario Ducale e dall'apparato amministrativo estense della provincia, ne rinforzarono il Castello, aumentarono i terreni coltivabili bonificando vasti territori e inalveando i fiumi e diedero ulteriore incremento ai commerci e, in particolare, al già rinomatissimo mercato. Nell'anno 1471, anno a cui fa riferimento il Palio, la Città godeva perciò di relativo benessere e di pace, grazie alla guida illuminata di Niccolò d'Este prima e del Duca Borso d'Este, poi.
Proprio grazie a questa posizione di rilievo della Città, Borso d'Este, recandosi nel 1471 a Roma per ricevere da Papa Paolo II il titolo di Duca di Ferrara, decise di pernottare nel Castello di Lugo nella notte fra il 13 e il 14 Marzo, assieme al suo imponente e spettacolare corteo.
Per i lughesi di allora furono due giorni di grande festa, in onore del loro amato e riverito Signore, al quale riservarono un trattamento "di grandiosità e senza risparmio", per noi sono uno degli spunti ideali per il nuovo Palio Estense.
L’altro aggancio al periodo rinascimentale è da ricondurre ad un documento custodito negli archivi dei Frati Carmelitani e reperito dal noto storico lughese Giovanni Manzoni. Si tratta di un manoscritto del Padre Priore dei Carmelitani di Lugo, Paolo Antonio da Mantova, che riporta la cronaca dei festeggiamenti per la giornata del Santo Patrono della Città, Sant’Ilaro Abate, nel 1484, quindi in piena Signoria Estense. Il testo riporta notizie circa Sante Messe solenni con suoni e canti, processioni per le Strade e le Piazze maggiori di Lugo, addobbi con baldacchini, drappi, sete, coperte, fiori e, nella sera, illuminazioni a cera, a torcia, a olio. Narra di baldorie con spari e botti dalla Rocca, giochi, musiche e corse di cavalli nel Prato della Rocca, per allietare il popolo. Cita, infine, la presenza di bancarelle con braciatella, ciambelloni, marocca, pani dolci, vino.
Il Rinascimento, infine, per ricchezza e cultura, è l'epoca che meglio si presta all’ambientazione di un Palio che sia il più spettacolare e sfarzoso possibile, riprendendo le tradizioni in uso alla fine del Quattrocento per celebrare la festa del Santo Patrono della Città, Ilaro Abate da Galeata.
Lugo nel Quattrocento
Nel Quindicesimo secolo Lugo era costituita da tre Borghi che si dipartivano dal Castello, il Borgo de' Brozzi verso occidente, il Borgo Codalunga verso oriente, il Borgo del Limite, verso meridione. Un quarto Borgo, la Strada di Cento, tagliava perpendicolarmente il Borgo del Limite nel suo tratto terminale. Un ultimo Borgo, detto Poligaro, si sviluppava attorno al Convento dei frati Francescani, nel terreno dell'omonimo fondo, fra i Borghi del Limite e Codalunga, di cui politicamente faceva parte.
La zona fra i Borghi de' Brozzi e Cento era invece occupata dagli orti, interni alle fosse circondariali e alle ripe. La Città non era protetta da vere mura, ma da un sistema di fosse e terrapieni, solo in parte integrati da manufatti in muratura.
C'erano comunque quattro Porte, con relativo ponte, che permettevano il passaggio attraverso le ripe e sopra i fossati. Era severamente proibito entrare in Lugo senza servirsi di una delle Porte, pena l'amputazione di un piede.
La Porta di Brozzi sorgeva al termine dell'omonimo Borgo, la Porta della Madonnina in fondo a via Codalunga, Porta San Carlo chiudeva il lato orientale della strada di Cento, infine Porta Nuova si ergeva sul lato est della rocca ed era aperta verso settentrione
Ai piedi della Porta Nuova si estendeva la grande Piazza della Fiera, che arrivava sin davanti alla Rocca. In questa piazza si teneva settimanalmente, nel giorno di Mercoledì, giorno intitolato a Mercurio e quindi sacro ai mercanti, il fiorente e famoso mercato di Lugo. Peculiarità di questo antico e frequentatissimo mercato erano la scarsità di dazi e una sorta di calmiere dei debiti, regole volute già dagli Esarchi di Ravenna, proprietari della Città prima degli Estensi.
Il Castello di Lugo, la Rocca, era stata recentemente ristrutturata, ad opera di Lionello d'Este, e constava di quattro torri rinforzate, fra cui in modo particolare il Mastio di Uguccione della Faggiola a nordovest, collegate da spesse mura, in cui erano ricavati gli alloggi, che delimitavano un vasto cortile interno.
Davanti al Castello c' era una grande piazza, detta Prato della Rocca, protetta da mura, con quattro aperture verso i tre Borghi principali e verso l'esterno, a settentrione, nella cosiddetta Porta del Soccorso. Le mura erano rinforzate da tredici fra torri e bastioni. All'interno delle mura si affacciavano sul Prato della Rocca gli edifici della Cittadella, in parte ricostruiti dopo la distruzione avvenuta ad opera dei faentini nel 1218.
Nel territorio di Lugo vi erano numerosi conventi ed oratori, esterni alle fosse, come l'Oratorio di San Giorgio, la Chiesa di Sant'Ilaro con annesso il Convento dei Carmelitani in fondo Stiliano, l'Oratorio di Croce Coperta, ed interni alla Città, come il Convento delle suore di Santa Caterina lungo il Borgo Codalunga e il Convento dei frati Francescani in fondo Poligaro. Inoltre c'erano due Chiese parrocchiali, liberate dalla giurisdizione della Chiesa di Barbiano nel 1455 da Borso d'Este, per placare le diatribe fra la Città di Lugo e l'ormai distrutto Castello di Barbiano. Le due parrocchiali erano la Chiesa di San Giacomo, nel Borgo de' Brozzi, e la Chiesa di Santa Maria del Limite nel Borgo omonimo.
Fuori dalle fosse circondariali gran parte del territorio era costituito da paludi e foreste igrofile o periodicamente allagate, che venivano dissodate e coltivate allorquando si interravano naturalmente per l'apporto di sedimenti da parte dei fiumi in piena trattenuti dagli apparati radicali degli alberi. I fiumi, non ben arginati, disperdevano le loro acque in vasti territori, rendendoli inutilizzabili a fini agricoli.
Le vaste foreste, residuo dell'antica Selva Litana o Selva di Lugo, sacra ai Galli e ai Romani, erano costituite prevalentemente da querce, pioppi, aceri, carpini, frassini, salici e, assieme alle estese paludi disseminate di vasti canneti e giuncheti, erano fonti di approvvigionamento alimentare ampiamente sfruttate. Fornivano ghiande per l'allevamento dei maiali, pascoli per le pecore, frutti selvatici, selvaggina e pesci. Inoltre erano utilizzate per il legname e le canne palustri.
Le zone bonificate e di conseguenza coltivate erano soprattutto quelle a nord-ovest della Città, questo grazie all'inalveamento del fiume Santerno, voluto da Borso d'Este e operato da Roberto Strozzi, commissario ducale. Anche negli altri territori vi erano comunque campi coltivati, alternati a boschi e zone allagate. La zona a sud-est della Città, dove attualmente sorge il Rione Madonna delle Stuoie, era con ogni probabilità di quest'ultimo tipo, costituita cioè da paludi e boschi, inframmezzati a rare colture, sui dossi più asciutti, per lo più di frumento, fave, canapa e viti, coltivate col sistema della piantata, sostenute cioè da pioppi e aceri. Questi terreni parzialmente incolti erano solcati da carraie e sentieri, bordati da alte siepi di biancospino, prugnolo, sambuco, sanguinello.
Esistevano già allora molte delle attuali strade, derivate dal reticolo geometrico dell'antica centuriazione romana. In direzione ovest-est correvano le attuali via Ripe, via San Giorgio, via Lato di Mezzo, via Rivali San Bartolomeo; perpendicolari a queste erano la via Felisio, la via Madonna delle Stuoie, la via Croce Coperta. Alcune di queste strade hanno mantenuto l'antico nome, altre hanno visto cambiato il proprio toponimo nei secoli. Così la via Madonna delle Stuoie fino al 1863, anno di costruzione del ramo ferroviario Ravenna-Castelbolognese, era un tutt'uno con la via Di Giù, di cui portava il nome. Oltre a queste strade nella zona era già presente il canale Arginello che scorreva fra Lugo e il fiume Senio, raccogliendo le acque della Città, di Budrio e di Cotignola, per poi estinguersi nella valle Ronci, presso l'omonimo abitato.
Con ogni probabilità, comunque, il territorio attualmente occupato dal Rione Madonna delle Stuoie era completamente disabitato, o abitato da pochissimi poveri contadini, residenti in capanne di legno e paglia. Conseguentemente, per una fedele e seria ricostruzione del Quattrocento lughese, il nostro Rione dovrà ispirarsi al Borgo del Limite, essendo i rimanenti tre Borghi già rappresentati dai Rioni Cento, de' Brozzi e Ghetto, quest'ultimo in rappresentanza del Borgo Codalunga.
Per di più vi era un legame molto stretto fra il territorio dell'attuale Rione Madonna delle Stuoie e il Borgo del Limite, poiché la nobiltà residente entro tale Borgo era in larga parte proprietaria delle terre del Rione Madonna delle Stuoie. Inoltre questo stesso territorio era di stretta competenza della Guardia Campestre del Borgo del Limite, che, pagata dai proprietari dei terreni e dai residenti del Borgo, aveva l'incarico di pattugliare le campagne e le strade del Borgo e di tutelare i beni in esse presenti, garantendo l'ordine pubblico, e riferendo periodicamente all'amministrazione comunale ogni accadimento che in esse fosse avvenuto. Questa unione territoriale fra la zona di Madonna delle Stuoie e il Borgo del Limite, pattugliate dalla stessa Guardia Campestre, testimonia come per i lughesi del Quattrocento vi fosse fra essi uno stretto legame, come fossero, anche agli occhi dell'amministrazione comunale, un'unica entità.
Il governo della provincia estense della “Romandiola” e della città di Lugo
Durante il dominio dei Duchi d'Este la Città di Lugo era guidata da un duplice governo ferrarese e lughese. Primo fra i rappresentanti ducali era il Commissario Ducale, comandante politico di tutta la Provincia della Romagna ferrarese, costituita dai territori di Lugo, Bagnacavallo, Massalombarda, Fusignano, Conselice, Cotignola, Sant'Agata. Egli era inoltre giudice delle cause civili e criminali, coadiuvato da un Procommissario per le cause minori e da Assessore, Cancelliere, Notaio. Risiedeva nella Rocca e compariva in pubblico sempre scortato da dodici armati, detti Sagittari del Commissario. Nel 1471 la carica era ricoperta dall'illustre Cavalier Roberto Strozzi, nobile di Ferrara.
Il Massaro della Camera ducale, Mondino di Bartolomeo Mondini da Bologna, anch'esso ferrarese, era l'amministratore economico della Provincia. Riscuoteva i dazi camerali, le gabelle, le tasse, i ricavati di cause civili e criminali e dei passaggi di proprietà, contratti e vendite di qualsiasi merce. Era assistito da un gruppo di Esecutori, dal Consultore e da un Notaio.
Il comando militare della Romagna ferrarese spettava poi al Capitano della Rocca, il quale comandava anche gli armati di istanza a Lugo. Nel 1471 era Capitano Pochintesta da Cortona.
Il Daziale Generale era l'addetto al controllo degli scambi e dei commerci, delle tasse e dei dazi in tutti i centri abitati del territorio provinciale.
Infine il Giudice Sopra le Acque era il responsabile del buon funzionamento della rete idrica scolante, dei numerosi canali e dei fossati, dei fiumi e delle paludi, numerose in tutto il territorio della Romagna ferrarese. Egli sovrintendeva inoltre al lavoro degli Acquaroli.
Accanto a questo governo provinciale vi era un governo cittadino, formato da figure ducali e da altre appartenenti alla Città.
Il Podestà, o Vicario, governava la Città di Lugo per conto della Signoria d'Este. Era nel 1471 Taddeo Bottoni da Parma.
Il Podestà esercitava le proprie mansioni di concerto con il Consiglio dei Settantadue. Questo Consiglio, la cui elezione era comunque presieduta dal Podestà stesso, era composto interamente dai più illustri e facoltosi fra i cittadini lughesi. I Consiglieri venivano eletti dai quattro Borghi nel numero di ventiquattro per i Borghi del Limite e Codalunga-Poligaro, di quattordici per il Borgo de' Brozzi e di dieci per quello di Cento. Il Consiglio era diretto da quattro Anziani, uno per Borgo e da un Massaro del Comune, eletto fra i settantadue Consiglieri. L'organo composto da queste cinque cariche era definito Magistrato.
Il Consiglio del Comune era coadiuvato da alcuni Notai, oltre al Notaio del Massaro e al Notaio degli Anziani, vi erano il Notaio delle Cause Civili che si occupava appunto dei casi di diritto civile, il Notaio delle Frodi, il Notaio dei Danni Dati, che riceveva le denunce delle Guardie Campestri, il Notaio del Magazzino del Grano, che annotava le quantità di grano depositato nei magazzini civici. Per lo svolgimento delle varie mansioni il Comune si avvaleva di una serie di funzionari pubblici con i più vari incarichi.
Oltre alle figure presenti in ogni Borgo, di cui si dirà in seguito trattando dei personaggi del Corteo (Sindici, Acquaroli, Banditori, Guardie Campestri, Capitani delle Porte), vi erano: due Definitori, che si occupavano delle questioni riguardanti i confini di proprietà; il Massarolo dei Pegni, che effettuava prestiti di denaro, ricevendo pegni che poi, in caso di mancato pagamento del debito, cedeva agli usurai della comunità ebraica; due Estimatori dei Danni Dati, che valutavano l'importo dei danni causati a beni privati da parte di altri cittadini; due Fontici, che custodivano il magazzino del grano.